20.10.10

Star Wars



Yoda: "La paura del distacco è la via che conduce al Lato Oscuro".

Anakin: "Non permetterò che queste visioni si avverino, Maestro Yoda".
Yoda: "La morte è parte naturale della vita. Gioisci per coloro che intorno a te si trasformano nella Forza. Dolore non avere. Rimpianto non avere. L'attaccamento conduce alla gelosia. L'ombra della bramosia essa è".
Anakin: "Cosa devo fare, Maestro Yoda?"
Yoda: "Esercitati a distaccarti da tutto ciò che temi di perdere"

[Star Wars - Episodio III - La vendetta dei Sith]

7.10.10

Like a sea never dies



Augusto, salutami le stelle della tua città...

"Il viaggiare di notte mi induce ad alzare gli occhi al cielo, ad inseguire la luna sull'autostrada mentre si incurva all'orizzonte. A forza di osservare le stelle, ho imparato a conoscere le varie costellazioni: il Sagittario, lo Scorpione, l'Orsa maggiore e Minore, Andromeda, l'Uccello indiano. C'è persino il cavalletto del pittore. La sfera celeste, con quei raggruppamenti magici e misteriosi, si esprime con un proprio linguaggio. E' come se,su un infinito pentagramma, apparissero tante note luminose, con suoni reconditi, inafferrabili... Mi sono proposto di ridare un volto alla luna,di ricostruirle un'identità. Ho voluto farle quella faccia (o quelle facce) che vedevo da bambino. La luna della leggenda o del sogno è stata uccisa dalla scienza, che ha preteso di sapere tutto su di lei, sul come è fatta, com'è composta, di quali ingredienti è formato il suo manto polveroso. Manca poco che le appuntino un'etichetta con l'indicazione di tutte le sostanze che contiene, secondo le vigenti disposizioni, come si vede nelle bottiglie di acqua minerale. Ma la luna è anche sentimento, è mito, è quel filo di malinconia che compare anche nei miei disegni senza che sappia il perché."
Augusto Daolio (18 febbraio 1947 – 7 ottobre 1992)

7.9.10

davanti alla legge...

Davanti alla legge c'è un guardiano.
Davanti a lui viene un uomo di campagna e chiede di entrare nella legge.
Ma il guardiano gli dice che ora non gli può concedere di entrare.
L'uomo riflette e chiede se almeno potrà entrare più tardi. Può darsi" risponde il guardiano, "ma per ora no". Siccome la porta che conduce alla legge è aperta come sempre e il custode si fa da parte, l'uomo si china per dare un'occhiata, dalla porta, nell'interno. Quando se ne accorge, il guardiano si mette a ridere: 'Se ne hai tanta voglia prova pure a entrare nonostante la mia proibizione. Bada, però: io sono potente, e sono soltanto l'infimo dei guardiani. Davanti ad ogni sala sta un guardiano, uno più potente dell’altro. Già la vista del terzo non riesco a sopportarla nemmeno io". L'uomo di campagna non si aspettava tali difficoltà; la legge, pensa, dovrebbe pur essere accessibile a tutti e sempre, ma a guardar bene il guardiano avvolto nel cappotto di pelliccia, il suo lungo naso a punta, la lunga barba tartara, nera e rada, decide di attendere piuttosto finché non abbia ottenuto il permesso di entrare. Il guardiano gli dà uno sgabello e lo fa sedere di fianco alla porta. Là rimane seduto per giorni e anni. Fa numerosi tentativi per passare e stanca il guardiano con le sue richieste. Il guardiano istituisce più volte brevi interrogatori, gli chiede notizie della sua patria e di molte altre cose, ma sono domande prive di interesse come le fanno i gran signori, e alla fine gli ripete sempre che ancora non lo può far entrare. L'uomo che per il viaggio si è provveduto di molte cose dà fondo a tutto per quanto prezioso sia, tentando di corrompere il guardiano. Questi accetta ogni cosa, ma osserva: "Lo accetto soltanto perché tu non creda dì aver trascurato qualcosa". Durante tutti quegli anni l'uomo osserva il guardiano quasi senza interruzione. Dimentica gli altri guardiani e solo il primo gli sembra l'unico ostacolo all'ingresso della legge. Egli maledice il caso disgraziato, nei primi anni ad alta voce, poi quando invecchia si limita a brontolare tra sé. Rimbambisce e siccome studiando per anni il guardiano conosce ormai anche le pulci del suo bavero di pelliccia, implora anche queste di aiutarlo e di far cambiare opinione al guardiano. Infine il lume degli occhi gli si indebolisce ed egli non sa se veramente fa più buio intorno a lui o se soltanto gli occhi lo ingannano. Ma ancora distingue nell'oscurità uno splendore che erompe inestinguibile dalla porta della legge. Ormai non vive più a lungo. Prima di morire tutte le esperienze di quel tempo si condensano nella sua testa in una domanda che finora non ha rivolto al guardiano. Gli fa un cenno poiché non può ergere il corpo che si sta irrigidendo. E il guardiano è costretto a piegarsi profondamente verso di lui, poiché la differenza di statura è mutata molto a sfavore dell'uomo di campagna. "Che cosa vuoi sapere ancora?" chiede il guardiano, "sei insaziabile.". L'uomo risponde: "Tutti tendono verso la legge, come mai in tutti questi anni nessun altro ha chiesto di entrare?". Il guardiano si rende conto che l'uomo è giunto alla fine e per farsi intendere ancora da quelle orecchie che stanno per diventare insensibili, grida: "Nessun altro poteva entrare qui perché questo ingresso era destinato soltanto a te. Ora vado a chiuderlo".

(Franz Kafka)

16.8.10

Io son quello che sono...



Io son quello che sono e parlo d'amore soltanto per gioco

ma quello che penso davvero lo dico e lo nego per non finire sul rogo

Si gioca da sempre si vince e si perde in amore
Si vola più in alto per precipitare in amore
Ma è vitalizzante rimettersi in gioco e rischiare
Non serve indagare ne recriminare in amore
ti basta la fede ti basta una rete e un arpione
Bleffare in amore in certi frangenti conviene
Io son quello che sono e parlo d'amore soltanto per gioco
ma quello che penso davvero lo dico e lo nego per non finire sul rogo
La sposa si veste, la sposa si sveste, è normale
Ma chi si traveste commette peccato mortale
perchè si distingue da tutta la gente per bene
L'amore va avanti tra scritte inquietanti sui muri
e tra le minacce e l'odio degli inquisitori
A volte chi canta canzoni d'amore è stonato
E chi ha sempre promesso di spiegare l'amore ha imbrogliato…
A volte chi canta canzoni d'amore è stonato
E chi ha sempre promesso di spiegare l'amore ha imbrogliato…

[In amore - E.Bennato]

30.7.10

Si, viaggiare...



Quel gran genio del mio amico
lui saprebbe cosa fare, lui saprebbe come aggiustare
con un cacciavite in mano fa miracoli
ti regolerebbe il minimo alzandolo un po'
e non picchieresti in testa cosi' forte no
e potresti ripartire certamente non volare
ma viaggiare...Si, viaggiare
evitando le buche più dure senza per questo
cadere nelle tue paure gentilmente
senza fumo con amore dolcemente viaggiare
rallentando per poi accelerare
con un ritmo fluente di vita nel cuore
gentilmente senza strappi al motore
e tornare a viaggiare e di notte con i fari illuminare
chiaramente la strada per saper dove andare
con coraggio gentilmente, gentilmente
dolcemente viaggiare.

Quel gran genio del mio amico
con le mani sporche d'olio capirebbe molto meglio
meglio certo di buttare riparare pulirebbe forse il filtro
soffiandoci un po' scinderesti poi la gente
quella chiara no e potresti ripartire certamente non volare
ma viaggiare...Si, viaggiare
evitando le buche più dure senza per questo
cadere nelle tue paure gentilmente
senza fumo con amore dolcemente viaggiare
rallentando per poi accelerare
con un ritmo fluente di vita nel cuore
gentilmente senza strappi al motore
e tornare a viaggiare e di notte con i fari illuminare
chiaramente la strada per saper dove andare
con coraggio gentilmente, gentilmente
dolcemente viaggiare
Si, viaggiare...dolcemente viaggiare
rallentando per poi accelerare
con un ritmo fluente di vita nel cuore
gentilmente senza strappi al motore.

[Sì, viaggiare - L.Battisti]

3.7.10

"passano i miei anni, vanno sotto gli occhi..."



"...sono stupendi i trent'anni, ed anche i trentuno, i trentadue,
i trentatré, i trentaquattro, i trentacinque!

Sono stupendi perché sono liberi, ribelli, fuorilegge,

perché è finita l'angoscia dell'attesa,

ma non è cominciata la malinconia del declino,

perché siamo lucidi, finalmente, trent'anni!

Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti.

Se siamo atei,siamo atei convinti.

Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna.

E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi siamo giovani.

Non temiamo rimproveri degli adulti perché anche noi siamo adulti...

Non temiamo il peccato perché abbiamo capito

che il peccato è un punto di vista.

Non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto
che la disubbidienza è nobile.
Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso
che non c'è nulla di male ad amarci se ci incontriamo,

ad abbandonarci se ci perdiamo:

i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e

non dobbiamo ancora farli col prete dell'olio santo.

Li facciamo con noi stessi e basta,

col nostro dolore, da grandi..."

O.Fallaci